martedì 20 ottobre 2009

Iran Condanna a morte anche i minori...


Behnoud è stato impiccato domenica mattina a Teheran, nella prigione di Evin, per un omicidio che avrebbe commesso quella sera nel parco, del quale però si dichiarava innocente. Mandare a morte qualcuno per un crimine commesso da minorenne è una violazione della legge internazionale. Pur avendo ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, l’Iran punisce come adulti i bambini a partire dai 15 anni e le bambine dai 9.

“CORRIERE DELLA SERA”

Dopo la condanna a morte, a fine 2007 Behnoud è stato difeso dall’avvocato Mohammad Mostafaei, che gratuitamente aiuta i minorenni nel braccio della morte in Iran. Mostafaei fu anche il legale di Delara Darabi, una ragazza con la passione per la pittura, impiccata lo scorso 1° maggio per un omicidio commesso a 17 anni (si dichiarava anche lei innocente) nonostante una massiccia mobilitazione internazionale. Nel caso di Behnoud, Mostafaei puntava sulla legittima difesa e sull’autopsia che rivela più ferite sul corpo di Omid, forse da coltello. Sono aspetti mai investigati. «In Iran i giudici hanno tanto potere che non hanno bisogno di guardare ai dettagli del caso»

“CORRIERE DELLA SERA”



cosa mai potrà fare una bambina di nove anni per essere condannata a morte?incredibile...e pensare che governi di tale inferiorità d'anima possiedono (o vogliono possedere) armi di distruzione di massa.

il sentore della morte ogni giorno




Un respiro sordo, quasi un sibilo soffocato dal catarro si espande. Passi. Passi sempre più vicini, sempre più pesanti. Passi. Io , dal buio della mia cella non vedo altro che uno spiraglio geometrico varcare la soglia della finestra e concludersi in quella che dovrebbe essere la mia gavetta. All’udire di quei passi, marcati e decisi più del solito, i ratti impestanti rintanano nei loro loculi tra le pareti e il pavimento sudicio. Sono passati tre, quattro anni non ricordo e nulla è cambiato ,tranne la cadenza della marcia di quest’oggi. Non sembra il solito Muhad, altezzoso e taciturno uomo d’armi. A dirla tutta i passi sono plurimi. La cadenza discorda con il passo bipede di un essere umano. Devono essere almeno in due. Che sarà mai.

Il metallo della serratura cozza leggermente con la chiave e con un cigolio sinistro e tetro scatta il primo chiavistello. E il secondo. E il terzo. Infine i cardini poco lubrificati della porta emettono un urlo sordo.

La mia vista, da tempo abituata esclusivamente al fioco bagliore riflesso nella gavetta, viene violentata dalla luce intensa del corridoio nella quale la porta della mia cella si riversa. Le sagome di due soldati vengono verso me. Che sarà mai? Che giorno è oggi?silenzio. I soldati legano i miei polsi, come se potessi mai, ridotto allo stremo, reagire nei loro confronti. Un guizzo di luce sfiora il volto di uno. Sguardo di indifferente sarcasmo, quasi un abbozzo di ghigno. O mio dio che cazzo di giorno è oggi? Come un lampo improvviso si scaglia funeste e prorompente, nei miei pensieri è emersa una data. 13 ottobre. Ho mal di testa, incomincio a sudare. Ogni poro del mio corpo emette un sudicio liquido gelato, i denti mi battono e il rumore stridente delle mascelle che si serrano e si aprono con un ritmo frenetico riecheggia nelle pareti grigiastre del corridoio. Mi ero dimenticato di questa data. Ho vissuto mesi, anni, con il timore che arrivasse. Io , impotente e rassegnato sono costretto alla vita. all’attesa. Nessuna notte è più stata accompagnata dal riposo, nessun cibo mi ha più saziato. Quella data non ha altro sinonimo che morte.

Successe cinque anni fa, avevo quattordici anni. Era una calda serata iraniana, ave

vo lavorato tutto il giorno e ancora emanavo un olezzo tremendo misto di pecora e liquame. I ragazzi con cui sarei dovuto uscire quella sera attendevano il mio arrivo seduti nel bordo di una fontana di Teheran, nostro punto di ritrovo. Ragazzi semplici, allegri, pervasi dalla cultura arrogante tipica della mia generazione. Al mio arrivo li osservavo da lontano stuzzicare una coppietta di qualche anno più grande di noi. Mi avvicinai per prendere giogo al progressivo innervosirsi della quiete coppia. Il ragazzo

adirato si issò improvvisamente e scagliò un colpo di destro nel mento di un mio compagno, alla visione di questa scena scattai di corsa verso il gruppo, avevo intenzione di fermare quella imminente rissa. Le urla e le bestemmie fecero avvicinare come avvoltoi un nugolo di persone che accerchiarono come in un’arena i miei amici e il ragazzo offeso. Erano solo parole, insulti, malizie giovanili, perche reagire cosi? Mi faccio strada tra i curiosi, il ragazzo nettamente più forte prevaricava sugli altri due. In preda al panico scorsi una grossa pietra, mi fiondai a recuperarla e con un balzo felino mi gettai , con in mano quell’arma di dio, contro l’aggressore. Tutto terminò in un istante. Il debole cranio umano non riuscì a reggere il duro colpo granitico. Una miscela eterogenea di cervella e sangue mi ungeva. I miei piedi la pestavano. I miei amici terrorizzati mi osservavano. Io ero nel centro di quell’arena: Per gladio tenevo in mano una roccia.

Avevo vinto. Vinto la mia eterna sconfitta. Avevo quattordici anni, vivevo di impulsi, di lì a poco svenni per il terrore. A distanza di cinque anni, tra le braccia dei miei aguzzini, il terrore mi pervade, preda del vortice della paura svengo.

Apro gli occhi lentamente per impedire alla luce di oltrepassare la mia retina. E’ tutto bianco. Il candore evanescente svanisce, mettendone da parte la trascendenza e mostrandomi a poco a poco qualcosa che preferivo non vedere. Ancora una volta un nugolo di persone. Ancora una volta un’arena. Riesco a mettere a fuoco le immagini confuse stagliatemi violentemente dinanzi. Dopo anni riuscivo finalmente a vedere i colori, la luce, volti che non siano avanzi di galera. Un ingenuo levare allegro sembrò pervadermi. Chi è quella donna? Con terrore scorsi gli occhi di quella povera donna che mia mise al mondo. Ma chi sono costoro? Adesso che presto più attenzione con sorpresa mi accorgo della presenza di altri volti familiari. Tutti accomunati dalla stessa lugubre maschera di terrore. I sollazzi gioviali regalatemi dalle prime luci del sole svanirono all’unisono rendendomi conto di dove fossi. Lo svenimento mi aveva condotto ad uno stato transitorio di beatitudine. Inconsciamente il mio corpo ha reagito a un’emozione troppo forte, troppo esplicita, evadendo. Che male al collo, provo ad alzare le braccia ma niente da fare. Sono legato. I polsi sono cinti da un laccio di pelle, il collo da una grossa corda intrecciate. Il mio destino si professa, indifferente e catartico,ed io non posso far nulla per mutarlo. Non ho potuto fare nulla per anni. I miei aguzzini, malfattori governativi, mi strattonano, mi mettono in riga accanto ad altri due giovani. Il brusio popolare cessa. Io tremo. Sento freddo, le gambe mi cedono, osservo il tumulto acquietarsi. La donna che identifico come mia madre scoppia in un lamento agonico. Sono confuso. 5 anni ho atteso con precisione scandita da una sentenza

infernale questo giorno. Avevo quattordici anni. Ne ho diciannove. La nazione, il potere, necessitano di vittime da offrire agli occhi dei peccatori. La voce araba che capeggia il sottofondo cessa. Voglio fuggire. So che sto morendo. Soffrirò? Soffrirò? Me lo chiedo da anni. Anni in cui il mio unico motivo di esistere è stato quello di sperare che la mia vita fosse un incubo dal quale presto o tardi mi sarei svegliato. Anni che conosco la data in cui sarei morto.

Il marchingegno a caduta applicato in antichità è sostituito da una gru. Questa solleva il condannato penzolante per il collo che si scuote in preda al panico fino a quando le ossa cervicali non cedono o i polmoni non hanno più ossigeno. Spalanco gli occhi alla vista del ragazzo bendato e ammutolito con un panno ficcato con arroganza in gola. Tocca a me. Quest’uomo puzza di fracido. Mi benda, sento le sue mani sudate sfiorare il mio cranio rasato. Il mio tremolio diventa isterico, i pensieri si accavallano. Uccidetemi ora, basta attese, vi prego uccidetemi, ne ho abbastanza! Provo ad urlare, ma anche il basilare di diritto di esternare l’agonia mi è stato vietato. Un rumore meccanico squarcia l’aria. Terrore, terrore, un altro echeggio e poi… Alla mia età i ragazzi fanno l’amore, prospettano un futuro, non sanno quando diamine dovranno morire, io si: Adesso.

sabato 19 settembre 2009

“SONO UN PARASSITA CHE VIVE DI IDEOLOGIE e CHE NON SI VUOLE CONFRONTARE CON IL MERCATO”

“SONO UN PARASSITA CHE VIVE DI IDEOLOGIE e CHE NON SI VUOLE CONFRONTARE CON IL MERCATO”

(se il lettore non disponesse di tempo necessario per scorrere tutto l’artico potrebbe soffermarsi sull’ultimo punto e successivamente ,magari leggere il resto… sempre che voi non abbiate tempo)

Trattare di politica ai giorni nostri (o da sempre?) è sinonimo di appuntamento dall’epatologo a causa della bile che viene sovraprodotta. Destra, sinistra, su, giù, di lato e chi ne ha ne aggiunga, sono vettori uscenti da un unico centro, orientati verso direzioni opposte; Il centro… decidete voi a cosa paragonarlo.

All’intero della classe dirigente ancora qualcuno riesce a emergere la testa e cercare di non affondare, di non morire sotto la lusinga del denaro e del potere. tutto sta a capire chi siano costoro! Sono della convinzione che per non subire la politica la si debba fare. Nel piccolo, nel familiare, nel condominio, a scuola, scrivendo un articolo, in città. Fare politica, seriamente, senza secondi fini, significa prendere coscienza di voler intervenire direttamente, mettersi in gioco.

Dopo questo piccolo sfogo vorrei ammettere una cosa: SONO UN PARASSITA CHE VIVE DI IDEOLOGIE CHE NON SI VUOLE CONFRONTARE CON IL MERCATO. Questo ammonimento viene lanciato dal “ministro della pubblica amministrazione e innovazioni” Brunetta a noi artisti, che a suo parere “non lavoriamo per l’Italia, anzi non lavoriamo per nulla!”

Concentro il discorso per punti, affinché non mi dimentichi nulla di ciò che vorrei scrivere:

Italia e(è) Arte!

“Agli Italiani interessano le cose care!” -Brunetta

Il patrimonio artistico italiano è tra i più encomiati e poderosi nel mondo. L’Italia vive d’arte, è arte! Lo so lo so che Brunetta si è giustificato prendendo in considerazione una parte di artisti che a suo avviso fagocitano dalle casse dello stato, ma molti dei suoi ammonimenti sembravano espressamente diretti a tutta la fascia artistica nascente italiana e addirittura a quella passata!

Che non si debba sperperare denaro pubblico sono d’accordo. Basta scuole che non hanno iscritti, basta soldi in fumo a causa delle cattive amministrazioni accademiche( giusto cara Gelmini?) e quindi basta al cinema spazzatura(senza dubbio!) alla musica arrangiata dai “parassiti dei teatri lirici” (come fa brunetta, economista pragmatico, a discutere di arte spazzatura!) basta allora alle auto blu, agli stipendi esorbitanti dei parlamentari, alle agevolazioni, ai voli privati, alle cene ai ristoranti che noi, artisti, cittadini, precari offriamo ai nostri cari dirigenti.

L’arte, mio caro Brunetta è cultura, filosofia, cibo per la nostra anima trafitta giornalmente dal duro reale. È un modo analitico per esaminare la società. Ad ogni cambiamento sociale è susseguito un modo di interpretare e agire sull’arte. Ogni mutamento storico ha creato filoni musicali, artistici, letterali, cinematografici: pensiamo al rinascimento e a cosa abbia donato all’Italia, la rivoluzione tecnologica,purtroppo la guerra, la ricrescita economica. Tutte necessità espressive da riversare in un qualche supporto.

Hai mai parlato con un artista? Conosci il lavoro e la precarietà sulla quale stabilisce radici? Un pianista studia dieci anni, continua ad esercitarsi tutti i giorni, sei ore al dì, tutto perché è un parassita che vuole donarci la libertà di volare qualche volta al di sopra dei nostri problemi, donarci un attimo di spensieratezza.

Noi mio caro Brunetta, lavoriamo semplicemente in maniera diversa. Produciamo emozioni, certo non quantificabili o investibili in borsa, ma penso che nessuno abbia il coraggio di dire odio la musica , i film, la pittura…

Noi regaliamo un pizzico di libertà a chi dopo una giornata di lavoro si concede alle lusinghe di un film, o si lascia trasportare dalle note di un artista.

Noi denunciamo la realtà, per questo ti stiamo scomodi! Denunciamo la realtà così come il nostro ceto povero la potrebbe descrivere.

Brunetta e (è) spettacolo

“chiudiamo il rubinetto del fus (fondo unico dello spettacolo)!” -Brunetta

Lo spettacolo non è cultura…certo! Prendi uno show come mai dire grande fratello e tutti noi poveri ignoranti asseriamo alla tua informazione. Ma generalizzare è un peccato profuso largamente nella testa degli stolti. e poi proprio il ministro brunetta ci parla di spettacolo quando, ogni sua “predica” è uno show. Mi chiedo come mai non abbia fatto il provino a Zelig considerando le ristate di gusto che è riuscito ad animare in conferenza a quei quattro sgangherati ignoranti alle parole “i parassiti dei teatri lirici!”

Vi consiglio di entrare nel suo blog e diventare fan… Woody Allen in quanto a sarcasmo è un dilettante a contro!

Ultimo punto: SONO UN PARASSITA CHE VIVE DI IDEOLOGIE CHE NON SI VUOLE CONFRONTARE CON IL MERCATO

Dinanzi a queste parole pesanti, violente e altrettanto ignoranti mi trovo interdetto. Il primo pensiero mi induce a riflettere sul mio futuro. Forse ha ragione, forse mi devo confrontare con il mercato, limitare la fotografia , il mio grande amore, alle escursioni il sabato e la domenica. Forse devo abrogare le mie ideologie, i miei sogni, per darmi da fare. Per smettere di dare il massimo in quello che faccio e in cui probabilmente fallirò e trovarmi qualcosa di sicuro. Un posticino fisso: alle 18.00 a casa, famiglia, allietarmi con un po’ di musica di qualche artista, leggere un libro, vedere un film di qualche cineasta, osservare delle foto di un’inchiesta giornalistica e pensare che quelle fotografie, quell’arte applicata alla realtà potevano essere mie!

Se chi vive di ideologie è un parassita, sono contento di esserlo. Meglio parassita che corrotto. Meglio parassita che tumore in metastasi dell’Italia. (ogni riferimento a persone e fatti è casuale! Sigh!).

Continuerò ad alimentare la mia anima con l’arte. (adesso stesso sto scrivendo con l’album “no concept” di Giovanni Allevi che suona nel mio lettore cd.)E continuerò ( o meglio ci proverò) ad imboccare l’arte a chi mi sta intorno, a provare a fare giornalismo con fotografia, a cercare di denunciare con sincerità, di emozionare con sentimento, di distrarre con timida apprensione.

-tutto il materiale informativo è reperibile in internet e nelle interviste di brunetta,e nel suo stesso blog, niente preso da blog di fazione o fonti sconosciute.-

domenica 30 agosto 2009

Ma unne cazzu capitai!!!!mafiia derivati tutti dei pezzi di merda



Che bella la mia terra, ne sono

innamorato.


La Sicilia è un archetipo di bellezza: morbida come la neve sull'Etna, colorata come l'azzurro tendente al rossiccio del tramonto sul mare, irta come le scogliere a picco che incutono timore, caliente come solo sa chi vive qui. Ma la Sicilia è una terra malata, psicopatica.
Ti fa innamorare, ti illude, ti ammalia con la sua irrefrenabile bellezza, e poi ti accoltella alle spalle.
Un tumore in debellabile, un maligno fagocita di ogni risorsa, tacito e allo stesso tempo irrequieto nell'intimità della mia terra. la chemioterapia non è sufficiente, si estende da decine di anni, si insinua nella popolazione, la tramortisce, la assuefa, la fa fuggire.
Mafia, triste termine logorato da un utilizzo improprio, triste realtà di una Sicilia logorata da un applicazione di questo maledetto termine. Inutile discutere dei metodi poco gentili con cui la mafia padroneggia, li conosciamo.
Mi soffermerei invece su alcuni atteggiamenti diffusi nelle nostre provincie tra la gente comune affetta da metastasi di quel grande tumore, derivate dalla cultura di supremazia e sottomissione tipica della malavita:
-la legge del più forte e del branco è più usuale qui che tra i leoni del Sahara.
-uno sguardo potrebbe essere un ottimo motivo per fare a botte.
-la puerilità è l'ignoranza sono i canoni fondamentali a cui nessuno di questa gentaglia può sottrarsi.
-se hai ragione e hai qualcuno alle spalle allora hai ragione, se hai ragione ma sei solo un povero studente o un lavoratore onesto… hai torto.
-la polizia è un palliativo addirittura rischioso. il linciaggio postumo l'arresto potrebbe essere fatale!


A ciò si aggiunge la frustrazione di non poter esercitare un minimo di giustizia senza ricorrere ad "altra" gente, marcisce il fegato a chi vorrebbe, ma non può, ucciderli tutti.

ma sono solo sciocchezzuole normali!

Perche qui è normale rischiare grosso per uno sguardo, per una parola, per un piccolo incidente, qui è normale valere meno di niente se non hai qualche stronzo con anni di galera nel curriculum che dice "chissu è ma fighiozzo!"(trad: lui è mio figlioccio , ovvero ha la mia protezione).



ESEMPIO:


Ero in macchina, 35 km/h, un cretino poco di buono ha la bellissima idea di osservare la mia macchina da mooolto vicino non fermandosi ad uno stop.
Purtroppo non muore(capirete il “purtroppo”, abbiate pazienza), andavo troppo piano. Scendo dal veicolo e mi dirigo verso il malcapitato che, senza casco e con una vespa scassata, non era finito neanche a terra.

<< ..
.OOO come stai, ti sei fatto male?>> esclamo con timore che si fosse rotto qualcosa.
la risposta non è stata proprio un esibizione di galanteria, 2 schiaffi solitari cercano il mio volto (fortunatamente senza esito) accompagnando la danza delle mani con una sfilza di insulti e invettive contro di me, la mia testa, i miei testicoli, la mia famiglia, tutti rigorosamente in correttissimo siciliano.
tra un"T'AMMMMAZZO!" e un"TIU SCIPPU L'OCCHI!" cerco di fargli capire(che parola grossa !) che il problema era suo, e che lui ha avuto la geniale idea di entrarmi non cordialmente nella fiancata. ma nulla, è colpa mia solo perche esisto.
L'individuo di un ignoranza pari ad un merluzzo galeno, mi incitava a seguirlo(uuuu chissà perche!) e a pagargli la vespa, al che ho detto "FACCIAMO IL CID O L'ASSICURAZIONE, E CHI HA TORTO HA TORTO!" ... apriti cielo!!! l'assicurazione!? qui? da noi? tra sta gente??? e che sarà mai???? una specialità della casa??? ebbene:

-senza casco,
-non si ferma allo stop,
-mi viene addosso,
-prova a picchiarmi,
-altera il mio sistema nervoso,
-non rispondo a nessuna delle sue provocazioni da essere inferiore,
-non ha assicurazione
-non mi pagherà mai la macchina
-non chiamo la polizia per svista e per pena
-e per finire....ho torto e mi merito di rischiare sane e genuine legnate.

le cose funzionano cosi... e di giustizia neanche a parlarne.
Scopro che quel maledetto ha messo individui loschi di mezzo (ma perche se non ho fatto nulla!!!) e scopro che a sua volta mio zio ha messo altri individui più loschi nel mezzo del mezzo per evitare le pocanzi citate sane e genuine legnate!

I
ncredibile, per ricorrere alla giustizia in questo posto meraviglioso, si deve far ricorso a metodi e persone che con la giustizia centrano come il pomodoro nella granita di limone.
mi fanno schifo, ho conati di vomito pensando che un mio figlio potrà crescere in mezzo a questo lerciume. questa gente con i para occhi crede solo nel rispetto e nell'onore...nobili virtù del mafioso.
Che schifo se penso alle odierne ingiustizie promosse da questi detentori della legge.

Quel’ignorante, spacciatore, che nulla mai farà nella vita, avrei voluto denunciarlo.
Se non fosse intervenuto mio zio all'improvviso e senza alcuna richiesta, sarei andato dalla polizia..

ma poi che se ne fa di una settimana di galera uno come lui?

Giorni di ferie!

e io che me ne faccio del terrore di uscire di casa dopo una

settimana?


sabato 27 giugno 2009

Scrivere è l’unico modo di avvicinarsi al lavoro di Dio.



Ho capito perchè a qualcuno viene in mente di sedersi davanti a un computer e scrivere.

Capisco finalmente cosa spinge alcuni grandi autori a dedicare gran

parte del loro tempo alle proprie opere.

Sin da piccolo leggere è stata una mia grande passione, mi intriga, mi affascina, mi commuove, mi rilassa, mi da gioie e speranze, ma anche tortuose sofferenze. Leggere è vita.

Colui che non si informa rimane rinchiuso in un universo creato da mura impenetrabili, costruite dalle proprie convinzioni e dalla propria ignoranza.

Malgrado mi piacesse leggere non ho mai avuto intenzione di scrivere nulla, non ne sono capace. La mia testa naviga troppo velocemente in un mare di idee confuse, spinte dalle vele gonfie del soffio di Eolo e la mia mano non riesce a starvi dietro, perdendosi in convulsi intrecci di inchiostro e parole .

Ma sentendo un irrefrenabile bisogno di manifestare le mie paure , i miei sentimenti, i miei ideali ricorro al disegno o alla fotografia. Entrambi dispongono un binomio identificativo e sensoriale peculiare: ciò che vedo e ciò che provo”.

La visione oggettiva della rappresentazione, in un disegno o in una fotografia, apre un mondo di interpretazioni soggettive (ognuno poi interpreta come vuole un'immagine uguale per tutti!).

L’analisi superficiale di un immagine ne stabilisce la bellezza secondo i canoni personali o armonici. Ma indagando negli aspetti più reconditi, osservando non solo ciò che viene rappresentato, ma il come viene descritto e raffigurato, si individuano minuzie che lasciano libero arbitrio all’interpretazione.

Sono come le virgole, i punti e le metriche della poesia.

Progressivamente avanza la mia comprensione del motivo che trascina gli scrittori a giocare con le parole. A posizionarle l’una dopo l’altra, sillaba dopo sillaba , pagina dopo pagina. Questi carpentieri dei vocaboli sono spinti da una immensa voglia di capire, di comprendere meglio ciò che loro stessi credono di sapere, di dare un ordine ai loro pensieri al fine di snodare quella matassa di idee che affolla la loro testa.

In questo periodo, molte delle mie certezze sono state disgregate da idee kamikaze. la mia testa è invasa dai perché. I miei occhi vedono cose a me inconcepibili e le mie orecchie ascoltano messaggi di inquietudine mascherati da “normalità della vita”.

L’uomo ha assunto una tendenza all’entropia mentale. si auto distrugge ledendo la natura e se stesso .

Vedo formicai che traboccano di esserini minuti, fragili, senza ideali, senza speranze.

Esserini che si credono grandi, che bramano materia, capaci di tramare per il potere, o difendere le proprie idee esclusivamente in ambito calcistico o economico. Vedo il rinnegamento, da parte della società, del pensiero.

Il mio cuore si chiede dove sia l’amore, dove il perdono. Che fine abbiano fatto i valori che reggono una società civile. Il coraggio è convertito in esaltazione alla codardia. La lealtà trasformata in ipocriti sorrisi.

In che luogo oscuro sono state riposte le candele della ragione adibite ad illuminare la mente del’uomo?

A volte vorrei non riuscire a pensare, vorrei essere un gatto. Si un gatto! Elegante, intelligente, nobile, ma senza il barlume necessario a struggersi per il mondo che lo circonda. indifferente.

Uno scrittore, scrive per liberarsi. Scrive per illudersi che cambierà qualcosa, per cercare di cambiare qualcosa!

Per vivere un attimo in un mondo utopico ,dove le leggi che muovono il cosmo le crea lui. Scrivere è l’unico modo di avvicinarsi al lavoro di Dio.

Anche io voglio illudermi.

Sono solo un diciannovenne(quasi ventenne…uff) ottuso e caparbio, con tanti sogli e desideri difficili da realizzare. ambiziosi, irraggiungibili probabilmente, ma perdendo la fiducia in noi stessi e nei propri sogni, cosa rimane?

Se noi giovani non speriamo, chi lo deve fare? Se anche noi ci facciamo travolgere dal ridondante passivismo e materialismo che impregna la nostra società, che fine farà il mondo?

Non pretendo certo che chi leggera queste quattro righe, scritte da uno a cui puzza ancora la bocca di latte, consideri i miei pensieri meritevoli di lode. spero solo che pur se in disaccordo con ciò che affermo, il lettore possa prendere spunto per ricominciare o perseverare a sognare, riflettere, pensare.





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martedì 19 maggio 2009

Aquila, Aprile, inizi di Maggio.





6 Aprile.
la sera un uomo entra a casa, saluta la moglie e i due bambini.
ha lavorato tutto il giorno, tutta la vita. la moglie è tornata dopo essere passata a prendere il ragazzino piu grande a calcio e la bambina a danza.
il papà è stanco ma allegro, scherza e racconta cio
che ha fatto durante la giornata. la mamma rimprovera il ragazzo di non essersi lavato le mani prima di essersi messo a tavola.
finiscono di cenare e sparecchiare. si vedono un film.
"a letto ragazzi!" incita il genitore ai due bambini appisolati nel divano, "che domani c'è scuola!"
di malavoglia i due semi addormentati si alzano e si accucciano tra i piumoni. siamo ad aprile, ma siamo anche all'Aquila, ed il piumone è necessario.
i genitore invece salgono in camera, scorrono la chiave nella toppa e girano lentamente. non si addormenteranno subito...

7 aprile.
la notte un uomo entra in una tenda. non saluta nessuno.
ha scavato a mani nude tutta la notte, tutto il giorno, tutta la sera. la moglie non è stata ancora trovata, è fuggita a prendere la piu piccolina per trarla in salvo. il papà ha tentato di entrare nella camera del figlio, non è riuscito a trovarla. il piano terra in cui abitavano lasciava lentamente il posto ai piani superiori.
scappa fuori, cerca aiuto. purtroppo tutti cercano aiuto.
il padre è stanco, ha perso tutto. l'allegria della sera precedente sembra distante secoli.
rimprovera se stesso di non essere riuscito a proteggere la propria famiglia, questo non è un film.
un volontario gli porge una pesante coperta marrone. siamo ad aprile. primavera in tutta italia, ma siamo all'Aquila e la coperta non basta.
non si addormenterà per i prossimi giorni.


mostrare macerie e case sventrate è superfluo. ovunque potremmo reperire un paio di immagini forti di questa tragedia, ma un terremoto si puo raccontare anche senza mostrare l'agonica distesa di relitti, che una volta erano costruzioni.

la forza per rialzalsi è difficile da trovare. il pensiero inevitabilmente si orienta verso cosa o
chi non c'è piu, e anche la smorfia di una risata sembra strappata con difficoltà.




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mercoledì 13 maggio 2009

Tutti i colori del sisma


del sisma che ha scosso l'Abruzzo si è detto tutto. le responsabilità rimbalzavano da parte a parte mentre ancora si sottraevano corpi dalle macerie. la speculazione informatica è stato un altro grande scossone. tutti appassionatamente a cercare lo scoup. irriverenza, maleducazione, domande al quale l'unica risposta sarebbe dovuta essere "ma vaf....!"
Sull'Abruzzo tutti hanno detto qualcosa. politici, economisti, sismografi, cantanti, cuochi, ognuno con le sue competenze e le sue finalità. ora sta a vedere quali sono le finalità, ma nel caso dei politici anche le competenze.
Cio che non dovrà accadere è la caduta mediatica dell'evento, o meglio il dimenticatoio nel quale si rischierà di sprofondare  quando la tv mirerà ad altre catastrofi e le passerelle si sposteranno in luoghi piu "comunicativi". 
Dimenticarsi di loro equivale a protrarre i disagi all'infinito.
l'ondata iniziale di perbenismo e soccorso non dovrà affievolirsi. i campi hanno necessità di forza lavoro. mensa, cucina, pulizia, logistica, non si fanno da sole. 
purtroppo la condizione abitativa precaria, per molti avrà lunga decadenza. non tutto si potrà titar sù entro settembre o prima del grande freddo. E' NECESSARIO NON DIMENTICARE.






la scalata.

la scalata.
una presa comoda rende tutto più facile, un attimo di riposo, un modo per far riprendere le braccia. ma come nella vita non tutte le prese sono uguali, e c'è chi davanti ad un appiglio microscopico cade e si arrende e chi cade e si allena anni per passarlo...

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